SCI-FI: tempo di spazio ... alla fantasia

 

Non è nuovo il mio debole per la Fantascienza 

(dai classici Urania ai Maestri come Hodgson che fece scuola a Lovecraft, Van Vogt, Orwell, Bradbury, Asimov, Dick, Herbert) ho diversi libri e ho visto svariati film, è infatti un settore importante a cui attingo al pari del fantasy classico, perciò non accade di rado che tra draghi e folletti ogni tanto spunti un'astronave...

I primi lavori, molti anni fa, sono stati quelli su Alien per una commissione davvero speciale: si trattava di un'agendina telefonica personalizzata con iniziali raffigurante lo Xenomorfo per eccellenza: la perfetta creatura extraterrestre nota come Alien nel film di Ridley Scott. Nata dalla fantasia, o meglio dalla pre-opera dell’artista surrealista Giger che ne realizzò anche un libro d’illustrazioni apposite (Giger’s Alien), la particolareggiata testa venne realizzata per il film di fantascienza dallo specialista di effetti speciali Carlo Rambaldi prima che il tutto fosse affidato ad un costume in lattice. Ma sono numerose le curiosità e gli omaggi presenti in Alien che vanno da Mario Bava col suo Terrore nello spazio, al maestro Van Vogt (si, di nuovo lui).. di cui vi consiglio di leggere il classico Crociera nell’infinito se siete appassionati come me.

La complessità dell’anatomia e la privazione di tavole di studio su cui basarmi ha portato però la mia rappresentazione ad incentrarsi sulla voluminosa calotta cranica.
Per il resto, a causa dello spazio ristretto e rettangolare della base, ho dovuto prima studiare una posa adatta che ne esaltasse i punti di forza senza perdere il senso del tutto, poi  andare a ricordi e fantasia con la scelta di una prospettiva quasi dabbasso ed obliqua, strati muscolari a vista e l’aggiunta di cavi tubolari (per omaggiare la natia idea di uno dei miei cult personali, Dune, progetto a cui Giger collaborò riprendendone poi spunto ma che non vide mai luce). 
E’ stato un lavoro minuzioso ma nemmeno troppo lungo considerando il piacere nel farlo, soddisfacente, che si adatta appositamente all’agenda mentre i suoi colori freddi e scuri, con punti luce ad esaltare dettagli specifici, richiamano lo spazio e l’astronave;  sono soddisfatta però anche della curvatura che gli dona mobilità, quanto l’accoppiata tra la calotta liscia ed omogenea e i rilievi tubolari tutti diversi. 

Ho insomma messo studio e impegno per questa creazione omaggio decisamente unica, che solo l'amore per il lavoro su misura, assieme ad un tema così sentito personalmente, ha fatto si che potesse nascere questo concept originale a cui è seguita poi un altra agendina più piccola tutt'ora in vendita (benchè ok... poi sia stata spudoratamente copiata per realizzare diari proprio come i miei ma spacciandoli per lavoro proprio, peraltro in modo molto stupido considerando che è stata usata la stessa posa senza alcun motivo! L'apice della pigrizia sta nel non volersi applicare neppure nel copiare. Ma d'altronde non è la prima volta ne sarà l'ultima immagino perciò salutiamo tutti il copycat "Ciao copycat!" e passiamo oltre). 

 

Al successo riscosso dall'agenda, è seguita poi la richiesta di un journal personalizzato. Il lavoro non è stato semplicissimo ma le sfide sono sempre interessanti e mi ci sono messa provando anche i nuovi e costosi pigmenti che devo dire hanno fatto il loro lavoro. 

Al manufatto ho infine aggiunto alcuni dettagli personalizzando anche il taccuino -che tra l'altro trattava un gadget bellissimo ma molto costoso per una tasca normale- et voilà,. 

A questo punto la frase divertita fu "..non mi resta che fare Predator!".

E infatti.. chi l'avrebbe detto mai?... Alla fine è stato fatto anche lui.

 

Di Predator mi piace molto il senso d'onore nel rituale della guerra mossa come segno anche di rispetto (al di fuori del militarismo) e non da meno il fatto che sia una donna il terrestre che ne porta alto lo scettro (o per la precisione, un pezzo di coda..). 
La trama la conosciamo tutti: gli alieni predatori scelgono il nostro pianeta come campo per i rituali di passaggio dei giovani guerrieri che devono combattere contro gli xenomorfi (Alien) qui allevati in passato, facendo nascere lo scontro tra le due specie... con noi in mezzo; un nuovo linguaggio universale che avvicina l'uomo (o meglio il sopravvissuto) all'alieno che fa del pianeta Terra il suo campo giochi bellici. Il mostro viene quindi "umanizzato" quando si allea con l'umano riconoscendo in lui un pari ma con finalità, a mio giudizio, molto lontane dall'usuale buonismo di comodo: qui si pecca di realtà e cinismo, di bellicosità tipicamente umana mescolata all'istinto ancestrale di sopravvivenza e superiorità. E la domanda che mi viene spontanea dunque è: l'essenza dell'uomo si potrebbe racchiudere tutta qui? 

Di sicuro rispetto ad un Alien che si avvicina all'umanità solo in fase di procreazione con un concetto molto scontato di uso del DNA, preferisco allora un background più socio-culturale, Klingon se vogliamo...
ed ecco perchè è nata la placca decorativa di Predator vs Alien con uno stile da relitto, sbeccato, e forse realizzato proprio dall'ultima terrestre rimasta. Ci ritroviamo l'alieno ingioiellato con i teschi dei suoi nemici e geroglifici originali (cosa c'è scritto però non lo svelerò) che terminano con il simbolo che il giovane guerriero Scar  Predator s'incide prima di morire, utilizzando il sangue acido xenomorfo come simbolo di vittoria: nemico abbattuto!! 

In pratica ora la frase verrebbe spontanea  "...non mi resta che fare un Klingon!".

In realtà ci sarebbe anche un altro vecchio lavoro a tema spaziale a cui tengo molto ma ha subito un piccolo incidente (della serie: "Dove ho messo quel lavoro? Curioso. Era proprio lì, dove c'è quella pila di libri..") perciò lo tengo come trofeo in studio lasciando che per ora, la placca di Predator, sia l'ultima della serie ufficiale di lavori SCI-FI. 

E voi avete suggerimenti per il futuro? 

 

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